Il degrado di una città comincia anche dalla contraffazione e dall'abusivismo
Da quasi 20 anni ormai a Venezia ha messo radici un tipo di commercio irregolare, o dovrei dire una forma di criminalità, che continua ad essere difficile estirpare un volta per tutte: quello ambulante abusivo.

Un fenomeno che non solo sopravvive alla crisi economica per la sua connotazione di clandestinità, ma che nel tempo si è sviluppato sia in termini di offerta di nuovi prodotti sia di presenza diversificata di etnie. Ma l’abusivismo commerciale su aree pubbliche è la parte più visibile di un abusivismo più ampio e circostanziato che chiama in causa contraffazione, pirateria, sommerso e altro ancora.
Non è più solo un problema di concorrenza sleale e illegale verso le imprese che producono lavoro e occupazione, ma un danno concreto e pesante sotto il profilo economico e di evasione di imposte e tributi.
Anche se è difficile quantificare il volume d’affari prodotto dal commercio abusivo, si stima che il giro di affari complessivo sul territorio nazionale oscilli annualmente tra i 3,5 e i 6 miliardi di euro con un’evasione stimata della sola IVA da 600 a 1.000 miliardi annui.
Quello che vogliamo evidenziare è l’aumento esponenziale del fenomeno abusivismo, intendendo con ciò non solo il commercio ambulante abusivo ma anche la vendita di merce contraffatta, compresa la contraffazione alimentare e di medicinali, e l’utilizzo non autorizzato del suolo pubblico, i trasporti abusivi ed in generale tutte le forme di abusivismo che a Venezia hanno raggiunto ormai livelli intollerabili e hanno creato una situazione di degrado della città, con una portata molto pericolosa per le implicazioni di natura economica e sociale connesse.
Una questione di ordine generale e di sicurezza per le conseguenze che ciò comporta anche sull’ordine pubblico.
Se prima parlando di commercio abusivo su aree pubbliche si parlava soprattutto di senegalesi che vendevano borse contraffatte, ora come ben sapete, sono sempre di più i cingalesi e i bangalesi, che oltre ai fiori vendono ombrelli, giocattoli luminosi e pupazzetti anti stress.
Più degli africani, questi asiatici sono organizzati in maniera organica, in modo da vendere la cosa giusta al momento giusto: fiori e giocattoli con il sole, ombrellini e impermeabili quando piove e stivali usa e getta con l'acqua alta. Ciò significa avere una disponibilità di magazzini in cui questa merce è stoccata e di magazzinieri che la distribuiscono esercitando la funzione di grossisti, con regole commerciali che non sono quelle normalmente praticate.
Secondo gli ultimi dati forniti dalla Polizia Municipale, nel 2011 sono stati 2.543 i venditori ambulanti abusivi ai quali è stata sequestrata la merce per un totale di oltre 70 mila pezzi. Il dato significativo è che si è confermato un aumento del trend con un + 17% di oggetti posti in vendita esclusivamente da cittadini del Bangladesh.
I controlli effettuati in modo sporadico, però, senza un’azione costante di presidio del territorio seguendo più l’emergenza che l’ordinarietà, hanno portato a percepire un atteggiamento permissivo con la conseguenza che sono aumentati gli inseguimenti, le risse, gli scontri, le aggressioni.
L’ampliamento del raggio delle attività abusive e delle presenze di venditori abusivi hanno raggiunto oggi un livello tale che ha superato quella soglia di sopportabilità e quell’equilibrio che, nonostante tutto, in questi venti anni in qualche modo la nostra città si era data. Con un aumento dell’aggressività da parte di questi nuovi soggetti, che porta a conflitti quotidiani con gli operatori regolari e crea nuovi e sempre più ampi spazi alla microcriminalità con gravi conseguenze per l’ordine pubblico e la sicurezza.
Questa forma di organizzazione e queste capacità sono cominciate ad emergere con la recente inchiesta del sostituto procuratore Stefano Ancilotto, che ha visto una banda di queste persone fare il bello e il cattivo tempo attraverso intimidazioni, rapine e addirittura un accoltellamento.
Un comportamento che negli ultimi mesi si è presentato anche in centro storico, nelle zone frequentate dagli abusivi, dove i commercianti stanno subendo episodi di intimidazione, anche pericolosi. Ti fanno capire che sanno dove abiti e quale è la tua famiglia. In qualche caso si è arrivati alle minacce anche fisiche.
Mentre le categorie e gli operatori regolari, anche chi non è coinvolto direttamente, percepiscono l’emergenza e la pericolosità di una situazione che si va aggravando di giorno in giorno, da parte delle Istituzioni questa percezione sembra non esserci.
Non è ancora chiaro a tutti, mentre qualcuno fa finta di non vedere che l'abusivismo in città si sta ampliando e la lotta per avere l'egemonia del territorio si sta facendo sempre più pericolosa.
O chi trova, se non folcloristico, che sia comunque un sistema come un altro per sopravvivere dimenticando, parlando sempre di abusivismo, che ormai si sono organizzati di per sé come bande.
Eccoci quindi al motivo di questa assemblea aperta a tutti. Vogliamo capire fino a che punto di illegalità si trova sommersa questa città, vogliamo disegnare un quadro realistico che vada al di là delle descrizioni approssimative che sono state fatte fino ad ora.
Quello che manca, nonostante i continui e pressanti richiami delle organizzazioni imprenditoriali e di categoria, è una visione d’insieme, una concertazione sulle politiche di prevenzione, una consapevolezza del rischio che corre l’economia delle imprese, una conoscenza del fenomeno che non è più quello di alcuni anni fa.
Non ci illudiamo che il fenomeno dell’abusivismo possa essere azzerato. E’ invece possibile ridurlo a dimensioni marginali e perciò sopportabile. Perché questo succeda, le Istituzioni devono dare precisi segnali di voler contrastare l’illegalità altrimenti gli operatori regolari si sentiranno sempre più discriminati rispetto agli abusivi.