L'intervista a Informazione Senza Filtro
Qui di seguito potete trovare il testo dell'intervista del Presidente Magliocco

Rilasciata a Informazione senza filtro che potete leggere qui


Qui un estratto

"I mercati di piazza a Venezia

E contro l’abusivismo, crisi da alluvione prima e pandemia poi, hanno potuto agire dove hanno fallito i controlli delle autorità, in una città universalmente definita unica: Venezia. Preclusa al turismo estero, lo splendore della città lagunare (che lo scorso 25 marzo ha compiuto 1.600 anni) è beneficio dei soli italiani, in particolare dei veneti obbligati ai confini regionali in base al colore sancito dal tasso di rischio contagi.

Hanno approfittato di questa inedita Venezia una coppia di coniugi padovani, Carlo e Alba, “turisti per caso” qualche settimana fa tra i ponti del Canal Grande. “Non l’avevamo mai vista così”, dicono, “con una piazza San Marco praticamente deserta, ancora più maestosa nel suo silenzio. Ci hanno colpito i ristoratori che dalla porta del loro locale ti invitano a entrare specificando che non si paga né il servizio né il coperto, e i gondolieri, che ora lavorano solo con i veneti, ai quali dicono di applicare una tariffa agevolata. È stato impressionante nell’insieme, anche se resta sempre una città bellissima. Dei soliti venditori ambulanti, però, delle bancarelle di souvenir, neanche l’ombra”.

Ci restituisce una fotografia numerica della situazione il presidente di Confcommercio-Ascom di Venezia, Roberto Magliocco.

“A fronte di ricavi nell’ordine di 40-50.000 euro per i primi dieci mesi del 2019 – spiega – noi ambulanti siamo arrivati ai 5.000 euro del 2020. Una caduta verticale, perché Venezia vive per il 90% di turismo, attualmente azzerato, e quindi oggi gli ambulanti sono sulla soglia della povertà.”

“Gli abusivi qui sono scomparsi semplicemente perché non c’è più mercato, ma il fenomeno c’è, e costituisce anche per Venezia un grosso problema non risolto. Usano spazi per i quali non pagano e non rispettano neanche il codice merceologico. Sono venditori provenienti prevalentemente dal Bangladesh; danno sempre indirizzi fittizi, per cui anche quando vengono multati per le loro infrazioni non pagano, perché tanto non sono reperibili e quindi neanche rintracciabili dall’Ufficio Riscossione crediti dell’Ufficio Entrate. Dopo un paio d’anni al massimo spariscono e fanno subentrare un parente, che a sua volta diventerà invisibile.”

“Proprio per questo come Ascom abbiamo proposto di rilasciare l’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico solo su fideiussione, e il comune sta valutando la cosa, anche perché si rende conto che il fenomeno aumenta il degrado della città, toccando da vicino non solo gli ambulanti, ma anche i negozianti”.

Il tracollo economico del settore a Venezia, strettamente legato alla spiccatissima vocazione turistica della città, non poteva che travolgere tutti gli ambulanti. “I mercati di piazza sono indirizzati all’80-90% ai residenti”, dice ancora Magliocco. “A Venezia però non è così. Solo il 20% è riservato agli abitanti, il rimanente si fonda sul turismo degli stranieri”.

Effetto pandemia: Venezia rimpiange i problemi di un tempo
Una lezione molto dura, quella impartita dalla pandemia alla città lagunare. Celebre per la sua bellezza, fragile e incantevole, ma anche per le sue contraddizioni socio-ambientali, con le invettive dei veneziani contro le vituperate invasioni di stranieri e le paratie del Mose che solo di recente sono riuscite a far scudo all’acqua alta.Ed è datata 31 marzo 2021 l’approvazione del decreto-legge che stabilisce debba avvenire “fuori dalla laguna” l’approdo definitivo delle grandi navi (come chiesto dall’Unesco).Sempreverdi invece le dure critiche ai commercianti, spesso un po’ troppo inclini a imporre prezzi a cinque stelle tanto ai turisti quanto ai pochi abitanti della città lagunare rimasti, costretti all’esodo dall’esoso costo della vita.

Il tempo delle polemiche oggi sembra lontano un’era geologica. Ora tutti hanno nostalgia di tutto. Anche della calca asfissiante sui ponti gremiti. Anche dei vaporetti sempre troppo radi e affollati per chi si avventurava a lavorare a Venezia.

Magliocco conclude così, con un’amara autocritica e un auspicio: “Avremmo dovuto conservare da parte più risorse per i momenti difficili quando le cose andavano bene”, afferma. “Lo dico tanto a chi governa quanto a livello individuale, mi metto davanti io per primo. La situazione però oggi vede qui da noi 5.000 aziende in bilico. Venezia è una città troppo particolare che sta risentendo enormemente degli effetti della pandemia, ed è necessario che regione e governo se ne rendano conto. I ristori arrivati finora, qui, non bastano neanche per pagare le bollette della luce. Spero in un’azione più mirata, che tenga conto della nostra specificità”.